La Serbia si avvia verso elezioni presidenziali anticipate, ma resta ancora incerto se, nello stesso momento, si terranno anche nuove elezioni parlamentari. Il dubbio nasce dal criptico annuncio pronunciato sabato 27 giugno dal presidente Aleksandar Vučić, che da un lato ha dichiarato di voler rassegnare le dimissioni “entro poche settimane”, dall’altro ha espresso il desiderio che alle prossime elezioni si presenti una lista con il nome di “Serbia Unita”, lasciando così intendere la possibilità di una nuova tornata politica oltre a quella presidenziale.
Diversi osservatori ritengono tuttavia che un rinnovo anticipato del Parlamento potrebbe rappresentare un rischio per Vučić e il suo Partito Progressista Serbo (SNS). Mettendo in discussione contemporaneamente il controllo di più livelli istituzionali, il presidente esporrebbe il partito a una possibile perdita di consenso in un unico ciclo elettorale, soprattutto considerato il clima politico serbo, particolarmente teso dal crollo della stazione ferroviaria di Novi Sad di novembre 2024.
Da allora, migliaia di manifestanti, in particolare studenti universitari, hanno riempito le strade delle principali città serbe, a partire dalla capitale Belgrado, chiedendo le dimissioni dei rappresentanti delle istituzioni accusati di corruzione, mancanza di trasparenza e malgoverno.
Una parte significativa del movimento ha scelto di entrare direttamente nella competizione politica, presentando propri candidati alle recenti elezioni amministrative e valutando una partecipazione autonoma anche alle prossime elezioni parlamentari. Una prospettiva che, tuttavia, non convince tutte le forze di opposizione. Diversi partiti ritengono infatti che le liste studentesche siano ancora troppo inesperte per garantire alla Serbia un governo stabile e capace di durare nel lungo periodo.
Una delle ipotesi considerate dagli analisti è che Vučić possa decidere di procedere esclusivamente con le elezioni presidenziali, raggiungendo un accordo politico con l’attuale primo ministro Đuro Macut per uno scambio di ruoli. In questo scenario, Vučić lascerebbe formalmente la presidenza per assumere la guida del governo, mentre un nuovo candidato sostenuto dall’SNS correrebbe per la carica di capo dello Stato.
Vučić non potrebbe infatti ricandidarsi alla carica di presidente della Repubblica perché la Costituzione serba stabilisce un limite massimo di due mandati presidenziali consecutivi, ciascuno della durata di cinque anni. Eletto per la prima volta nel 2017 e riconfermato nel 2022, il leader serbo ha già completato due mandati presidenziali e non può quindi presentarsi nuovamente alle elezioni.
Le dimissioni anticipate gli consentirebbero però di mantenere un ruolo centrale nella politica nazionale. Secondo la Costituzione serba, infatti, in caso di dimissioni del presidente, il presidente dell’Assemblea nazionale assume temporaneamente le funzioni presidenziali, mentre nuove elezioni devono essere convocate e concluse entro un periodo massimo di tre mesi dall’annuncio ufficiale della vacanza della carica. In questo modo Vučić potrebbe continuare a esercitare una forte influenza politica anche senza ricoprire formalmente la massima carica dello Stato.
Secondo un’altra interpretazione, Vučić potrebbe essere interessato proprio a convocare elezioni parlamentari anticipate per precedere il consolidamento politico del movimento studentesco. Una lista elettorale legata agli studenti non esiste ancora ufficialmente, ma secondo diversi sondaggi raccoglierebbe già un consenso di soli quindici punti percentuali inferiore rispetto a SNS. Anticipare il voto potrebbe consentire al presidente di evitare che il movimento cresca ulteriormente e di assicurarsi dunque nuovamente la maggioranza parlamentare prima che gli equilibri politici cambino.
In questo modo, Vučić potrebbe arrivare al 2027 in una posizione di forza, con il movimento di protesta probabilmente ridimensionato e il controllo politico del Paese ulteriormente consolidato. Sarà un anno particolarmente rilevante per la Serbia, che ospiterà l’Esposizione universale, un evento destinato a rappresentare una delle principali vetrine internazionali del Paese e un progetto fortemente voluto dal presidente. Vučić punta infatti a presentarlo come il simbolo della modernizzazione e della crescita della Serbia, non certo come un appuntamento segnato da instabilità politica e proteste di massa.
Qualunque elezione si svolga, non avverrà in un clima pacifico. “Ci aspettiamo che il partito di governo mobiliti nuovamente teppisti e criminali che diffonderanno paura e commetteranno atti di violenza intorno ai seggi elettorali, come abbiamo già visto nei cicli elettorali precedenti”, ha dichiarato Uros Jovanovic, membro della ONG Gradanske Inicijative, a Focus Europe. “Dovremo mobilitare risorse interne e fare tutte le preparazioni necessarie per il monitoraggio elettorale, oltre a fornire supporto a chi farà osservazione sul campo”.
Nonostante tutti questi elementi mettano in luce le fragilità dello Stato di diritto della Serbia, il Paese resta candidato all’adesione all’Unione europea. Pertanto, a Bruxelles gli sviluppi politici di Belgrado vengono osservati con particolare attenzione.
“Seguiremo e rispetteremo la scelta del popolo serbo quando arriverà il momento di eleggere un nuovo leader”, ha dichiarato la portavoce della Commissione europea Paula Pinho durante il briefing di oggi (lunedì 29 giugno) con la stampa. “Vedremo chi si presenterà, chi saranno i candidati e rispetteremo pienamente la decisione del popolo serbo”.

